Tecnica: Olio e matita su tela
Dimensioni: 60x50 cm.
Anno: 2020
Sulla natura proiettiva e sintetica dell'immaginazione.
Sin dall'infanzia amai il disegno e la pittura.L'insegnante di Educazione artistica delle scuole Medie, Prof. Polga, aveva allestito un'aula stupenda: a pianterreno, con ampie vetrate aperte sul circostante parco, le pareti erano tappezzate dei disegni degli alunni. Egli ci fece conoscere ed apprezzare l'arte contemporanea (in particolare l'opera di Klee e di Mondrian) e sperimentare varie tecniche pittoriche ed incisorie (il disegno a matita e ad inchiostro, il carboncino, la sanguigna, i pastelli a cera, l'acquerello, la tempera, l'olio, l'incisione con bulino su linoleum e su legno e molte altre ancora). Terminate le Medie, continuai ancora a dipingere, approfondendo al Liceo le conoscenze sulla Storia dell'Arte. Mi applicai inizialmente soprattutto allo studio dell'impressionismo, del futurismo, cubismo, espressionismo e fauvismo; successivamente entrai in contatto con le correnti del simbolismo e dell''astrattismo. Sicuramente subii l'influsso di personaggi famosi italiani e stranieri (Picasso, Braque, Balla, De Chirico etc.). I primi approcci artistici furono di natura mimetica: copia di opere di autori famosi, copia di paesaggi “en plein air”, raffigurazioni “still life”, ritrattistica etc. Tuttavia, ben presto mi accorsi del paradosso implicito alla rappresentazione mimetica: la distanza incommensurabile che separa la realtà dalla sua rappresentazione. Ogni tentativo di raffigurazione, per quanto possa essere verosimile e tecnicamente “perfetto”, costituisce infatti la misura del fallimento dell'artista. Questo sentimento di frustrante incapacità e di insoddisfazione trovò soluzione nel metodo proiettivo, per cui le forme ed i colori cominciarono ad uscire dalla mente come pura invenzione. Finalmente svincolato dal dominio dell'oggetto, potevo lasciare che le immagini e le idee uscissero liberamente dalla memoria: l'arte divenne così pura espressione, rammemorazione di un oltre-mondo emozionale ed immaginale da re-inventare e da ri scoprire. Vita interiore. La rappresentazione mimetica divenne quindi solo “IL” pre-testo per l'azione. In seguito, la scoperta dell'esistenza dell'inconscio personale e collettivo (l'approfondimento della psicoanalisi unita allo studio della filosofia e della mitologia: particolarmente importante risulta l'incontro con le tesi elaborate da Freud, Jung e Róheim) chiarì un principio fondamentale della mia espressività artistica: l'interiorità immaginativa affonda le proprie radici sui conflitti adolescenziali irrisolti. L'arte o, meglio, l'operatività artistica, divenne un metodo diagnostico e catartico: l'autoanalisi terapeutica mi aiutò a ri-comporre e a mantenere l'equilibrio psichico sul limite della normalità. I parametri attraverso cui si sviluppò l'operatività possono essere così schematizzati:
Lo Spazio: l'ordine, l'equilibrio trova soluzione in uno scheletro simbolico di linee orizzontali e verticali. La linea di terra conferisce una stabilità esistenziale all'effimero e dona sicurezza all'Essere (psichico). La linea dell'orizzonte dilata uno spazio altrimenti claustrofobico: “apre letteralmente nuovi orizzonti” lasciando “agire il respiro” del quadro (l'esterno penetra all'interno). Le linee verticali possono essere linee trascendenti di tensione (aspirazioni, suppliche, preghiere) oppure linee attuali di scansione (ritmica, temporale). L'idea della profondità si ottiene più per sovrapposizone e contrapposizione dei piani (campiture) di colore che attraverso convergenze prospettiche: di conseguenza la Realtà appare monostratificata, polarizzata nell'hic et nunc, privata della Storia - la temporalità (una condizione dell'Essere, cfr. Essere e tempo, Heidegger) abolita: un Presente abnorme sembra comprimere l'Universo in un unico, sottilissimo foglio bidimensionale (il Passato, in quanto spazio concluso del finito, giace sotto questo foglio; il Futuro, lo spazio del possibile, si estende al di sopra; tuttavia, queste dimensioni trascurate sono solo in apparenza insignificanti: esse infatti evocano nel Presente la potenza numinosa dell'alterità, il fascino dell'occulto, dello sconosciuto, del non-ancora conosciuto, dell'inconoscibile).
Il Colore: agisce più per contrasto di tinte che per fusione di toni e per sfumature. Apodittico: non sussurra, non suggerisce: afferma. Giustapposizione ed interazione reciproca dei piani di colore, scontro di situazioni. Il colore come potenza dell'anima (la potenza del concupiscibile e dell'irascibile, nel linguaggio tomistico – cfr. De malo). L'anima, la coscienza, si scinde così in due parti molto spesso antagoniste: la parte superiore, di natura spirituale e razionale, appare guidata dall'azione combinata dell'intelletto e della volontà – in essa vige lo spirito di geometria, il segno analitico. Il regno dei concetti e delle forme pure. Al contrario, la parte inferiore, di natura materiale, è emotiva, sensibile, irrazionale. Regno delle passioni e degli istinti, in essa domina il gesto. Fu così che il colore stratificò in grumi.
In modo analogo, a partire dall'assurda combinazione dei presupposti sopraesposti, gli oggetti e le figure presenti nel quadro divennero impronte, simboli per realizzare l'ordine della-e-nella mente
che “non cancella” (cfr. Eraserhead , Lynch). Tuttavia non tutto ciò che luccica è oro: come infatti la deformità rimane una condizione del possibile, così accade anche per la magia (condizione dell'impossibile). Nell'inconscio, come nel sogno, le cose impossibili accadono. Qui gli enti perdono i propri confini, si trasformano, ed i segni espandono all'infinito il loro significato. Paesaggi, nature morte, interni, persone divennero “il medesimo”: una sintesi formale estrema. L'orizzonte marino, il limite della tavola, il lato del letto, il segno della catena montuosa – la persona, la bottiglia, l'albero – il sole, la luna, un frutto, il viso – la casa, il bicchiere – la persona distesa, la distesa collinare, la spiaggia … Nell'inconscio, come nel sogno, opera il magico principio sintetico della condensazione (cfr: L'interpretazione dei sogni, Freud). Scoprii infine come il mio stesso pensiero fosse sintetica fluidità.
Ho scelto “Imago de mi alma”, opera custodita da Armando Bertollo, per applicare ed illustrare i concetti psicopatologici precedentemente esposti: un tentativo di auto-analisi. Il titolo del quadro è poliglotta: fonde la parola latina imago (immagine, termine che per somiglianza fonetica evoca la magia) con la lingua spagnola (de mi alma: dell'anima mia. Origine etimologica il verbo latino alo, alere = nutrire, che nutre, che da vita. Epiteto di varie divinità femminili romane, come Venere, Cerere, Maia e quindi espressione simbolica della Grande Madre, l'eterno femminino). C'è una donna. La donna è distesa sul letto, ha gli occhi chiusi. Sta dormendo? Forse. Forse, sta sognando. Il sogno è piacevole: sorride. Un sogno erotico? Il suo vestito è rosso, l'habitus della passione erotica. Espressione della potenza concupiscibile. La donna è vista dall'alto, stesa sul letto: se il punto di vista è “superiore”, presuppone un'analisi obiettiva. E se Lei non fosse una donna? Se questa “essenza femminile” fosse mero elemento paesaggistico, una catena collinare digradante prossima alla notte, illuminata dal bagliore rossastro del crepuscolo? Il punto di vista appare allora frontale; la visione, contemplazione. Il lato del letto non è lineare: è sinuoso come le forme dei seni, delle anche, dell'ovale del viso. Forse Lei immagine di essere distesa sul pelo di una superficie liquida, ove pare abbandonarsi (le estremità degli arti, i piedi e le mani, simbolo di azione attiva, non sono presenti: fuoriescono dal quadro, toccano il mondo reale, ap-prendono). Ecco il fuoco acquatico, uno spirito di Sant'Elmo: le braccia sono aperte come due ali. Come Elis del poeta Georg Trakl, il viso presenta riflessi azzurri, angelici: pura azzurrità. Ma tutto il corpo “scende” dall'alto verso il basso: Lei sta felicemente sprofondando nel sonno eterno della morte (cfr. Róheim). Anche la parte razionale, la testa, è capo-volta: quando la posizione “normale” di un corpo umano appare invertita, il capo occupa la regione del viscere. Allora lo spirito, immanente alla materia, sussiste in una sfera inferiore dell'esistenza: Sofia - la succube, decaduta, divina sapienza errante della Gnosi – è prigioniera degli Eoni inferiori. Ed Eone fa rima con Zanone. Domina l'oscurità? Lei è distesa sopra una coperta nera, e tuttavia preserva la scintilla divina. Il fuoco rischiara la notte. Gli arti inferiori sembrano lignificati, come accade al bambino-pollo di Lynch. L'anima ( Jung) allora non sa, o non può, camminare da sola. Solo sognando si libra, ed è libera.